Stati Uniti-Iran, cresce la tensione nel Golfo Persico: forze militari schierate e diplomazia al bivio decisivo

Photo Credits: EPA/PETTY OFFICER 1ST CLASS JESSE MONFORD/US NAVY HANDOUT
Tommaso AngeliniWashington rafforza la presenza nell'area con l'invio della portaerei Gerald Ford, mentre Teheran difende il nucleare civile. I negoziati sono in stallo e Trump valuta tutte le opzioni
Il clima nel Golfo Persico è sempre più teso e cresce il timore di un’escalation tra Stati Uniti e Iran. Nelle ultime settimane Washington ha rafforzato in modo significativo la propria presenza nell’area, in quella che appare come la più consistente concentrazione di mezzi e uomini dalla guerra in Iraq del 2003. Un segnale che, pur non equivalendo automaticamente a un attacco imminente, viene letto dagli osservatori come un messaggio chiaro a Teheran.
IL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO
Al centro della crisi resta il nodo del programma nucleare iraniano. Dopo i colloqui diplomatici svoltisi a Ginevra, le distanze tra le parti non si sono ridotte. L’amministrazione guidata da Donald Trump insiste sulla necessità che l’Iran rinunci in modo definitivo a qualsiasi attività legata all’arricchimento dell’uranio. Una richiesta che va oltre i limiti imposti dagli accordi internazionali precedenti e che punta allo smantellamento completo dell’infrastruttura atomica. Da parte iraniana, invece, la posizione rimane invariata: il governo rivendica il diritto a sviluppare energia nucleare per scopi civili, nel rispetto delle regole fissate dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
LA USS GERALD FORD IN VIAGGIO VERSO ISRAELE
Mentre la diplomazia arranca, il Pentagono ha predisposto un apparato militare imponente. Due gruppi d’attacco portaerei sono in fase di dispiegamento nell’area, con la USS Gerald R. Ford pronta a unirsi ad altre unità navali già operative. Incrociatori, cacciatorpediniere, sottomarini e velivoli da combattimento sono stati posizionati in modo da garantire una capacità di intervento rapido. A questo si aggiunge un intenso traffico di aerei da trasporto strategico, impiegati per rafforzare le difese delle basi americane in Medio Oriente, nel timore di possibili ritorsioni iraniane. Secondo fonti statunitensi, i vertici della sicurezza nazionale avrebbero illustrato al presidente diverse opzioni operative durante riunioni riservate nella Situation Room. Nessuna decisione definitiva sarebbe stata ancora presa, ma l’apparato militare risulta pronto a intervenire con breve preavviso. Analisti indipendenti sottolineano che l’entità dei mezzi schierati suggerisce la possibilità di una campagna aerea prolungata, piuttosto che un’azione limitata e simbolica.
L'IRAN NON ARRETRA, NUOVE ESERCITAZIONI IN MARE CON LA RUSSIA
Sul fronte opposto, Teheran non arretra. Il responsabile dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Mohammad Eslami, ha ribadito che l’arricchimento rappresenta il cuore dell’industria nucleare e che nessuno Stato può privare la Repubblica islamica di questo diritto. Le autorità iraniane insistono sul carattere pacifico del programma, respingendo le accuse di finalità militari. In parallelo, si è rafforzata la cooperazione militare tra Iran e Russia. Una recente esercitazione navale congiunta ha visto la partecipazione di unità dei due Paesi, con l’obiettivo dichiarato di migliorare il coordinamento operativo e consolidare la collaborazione nel settore marittimo. Un segnale politico che si inserisce in un quadro geopolitico più ampio, segnato da alleanze e contrappesi.
ISRAELE OSSERVA, MENTRE MOLTI GOVERNO OCCIDENTALI INVIATO I PROPRI CITTADINI A LASCIARE L'IRAN
Israele osserva con attenzione l’evoluzione della crisi. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha avvertito che eventuali errori di calcolo da parte iraniana comporterebbero conseguenze severe. Lo Stato ebraico considera il programma missilistico e nucleare di Teheran una minaccia diretta e spinge per un approccio duro. Intanto alcuni governi occidentali hanno invitato i propri cittadini a lasciare l’Iran in via precauzionale. È un segnale che riflette la percezione di un rischio crescente, anche se nessuna operazione è stata ancora avviata. Le prossime settimane saranno decisive.
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